trust disabili : da redattore sociale

Esiste in Italia dal 1992, ma con la legge sul “Dopo di noi” (che lo defiscalizza) conoscerà una forte crescita. Consente di vincolare denaro o immobili e un “progetto di vita”, impegnando il “trustee” a realizzarlo quando i genitori non ci saranno più

20 ottobre 2015

ROMA – Si chiama “trust”, in Italia già esiste da tempo, ma ora potrebbe diffondersi molto di più, soprattutto tra le persone disabili e in funzione di quel Dopo di noi a cuiRenzi ha dedicato uno stanziamento specifico in legge di stabilità (90 milioni) e di cui si occupa una legge già vagliata alla Camera e in attesa di passare al Senato. Una legge che è il frutto di cinque proposte, unificate e integrate da Ileana Argentin, prima firmataria del testo unificato.

Tra le novità principali, c’è una cosa che si chiama “trust”: a incoraggiarne l’inclusione nel testo normativo è stata Francesca Romana Lupoi, avvocato dell’associazione Trust in Italia. “Nessuna delle cinque proposte includeva il trust – ci spiega – che pure già esisteva in Italia dal 1992, in virtù di una convenzione di diritto internazionale. In alcune di queste proposte si parlava invece di ‘fondo di sostegno’, che però non aveva alcuna base giuridica. Per questo, ho proposto di sostituire questa espressione con ‘trust’, ormai ampiamente riconosciuto e praticato dai giudici tutelari. E i legislatori mi hanno seguito”.

Ma in cosa consiste il trust? “E’ una sorta di patrimonio segregato, separato rispetto a quello personale del soggetto che lo gestisce: nel fondo in trust, si va a mettere una somma, un bene mobile o immobile, secondo modalità molto flessibili (per esempio, anche con versamenti periodici, ndr): e questo viene ‘consacrato’, destinato esclusivamente alla finalità prevista. E nessuno può toccarlo, se non il beneficiario”. Il trus, insomma, ha bisogno di tre soggetti: un “disponente”, ovvero il proprietario del bene; il beneficiario; e il “trustee”, ovvero colui che è chiamato a gestire quel bene, secondo le modalità e le volontà indicate dal disponente.

Questo strumento giuridico e finanziario è molto utilizzato in ambito sociale, “anche in caso di donazioni – spiega Lupoi – In questi casi, spesso il disponente è una persona anziana che vuole sostenere una determinata realtà ma non ha le capacità o la possibilità o l’intenzione di occuparsene in prima persona, quindi nomina un trustee”. Anche nell’ambito della disabilità, questo strumento inizia ad essere sempre più conosciuto e utilizzato: “Qui il trustee non è generalmente remunerato, come accade negli altri casi, ma quasi sempre è un membro della famiglia o della rete amicale. Il disponente è di solito il genitore, il beneficiario naturalmente è il figlio disabile. Il bene può essere una somma di denaro, o un immobile, anche lo stesso in cui la famiglia vive attualmente: in questo caso, i genitori possono riservarsene una parte come nuda proprietà. Ma la cosa importante, soprattutto quando parliamo di trust per il Dopo di noi, è che questo è un vero e proprio programma di vita e qui sta la sua forza”.In che senso? “Nell’atto, viene indicato con precisione come la famiglia vuole che sia utilizzato quel bene. Si allegano le cosiddette ‘lettere dei desideri’, in cui i genitori declinano un vero e proprio progetto per il figlio. In questo modo, sotto questo profilo la loro morte sarà irrilevante, perché il trustee garantirà l’esecuzione di quel progetto e il figlio sarà completamente tutelato”. Il trustee, in definitiva, consiste in un bene vincolato, con un corollario ben preciso di regole e indicazioni a cui il trustee dovrà attenersi: in questo modo, desideri e progetti diventano legge. “Per questo, l’atto di trust è su misura, entra nel cuore dei genitori e nelle abitudini del ragazzo. Il trustee si impegna a realizzare nel miglior modo possibile le volontà dei disponenti. Ed eventuali violazioni saranno perseguibili davanti al giudice”, precisa Lupoi. 

Un esempio? Una coppia ha un figlio disabile ormai adulto e una grande casa di proprietà – racconta Lupoi, riferendo di un caso seguito tempo fa – I genitori hanno diviso l’appartamento in due parti, riservandosene una per usufrutto. Nell’altra ala dell’appartamento, il ragazzo ora vive insieme ad altri cinque ragazzi con disabilità, costantemente assistiti dagli operatori di una cooperativa. In questo modo, il Dopo di noi si sta realizzando anche prima. E la famiglia, dopo diversi anni di sperimentazione, si dice molto soddisfatta”.

Ora, con l’inserimento del trust nella legge per il Dopo di noi, questa pratica dovrebbe diffondersi ancora di più in questo ambito: “è infatti prevista la defiscalizzazione, in modo che non siano più dovute imposte ipotecarie e catastali, che ammontano a circa il 3%. Un ulteriore incoraggiamento alle famiglie, affinché utilizzino questo strumento, utile soprattutto nel sostenere quella domiciliarità che da più parti è richiesta”. (cl)

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villa maria : l’ex istituto con le porte aperte

i careC’erano una volta 100 “handicappati”, protetti e coccolati, ma rinchiusi in un istituto. Oggi ci sono 100 persone con diversi problemi di disabilità, che vivono in appartamenti, case, famiglie e comunità. Al mattino escono per lavorare e seguire le terapie, fanno la spesa, riordinano casa, hanno degli amici, e ogni tanto fanno qualche periodo di vacanza per riposarsi.
“Non ci siamo inventati nulla -dice Luca De Gasperi, il direttore della cooperativa Villa Maria-. Abbiamo solo cercato di fare le cose di cui le persone avevano bisogno”. L’hanno fatto partendo da un vecchio istituto religioso per disabili, una villa bianca un po’ rimaneggiata negli anni a Lenzima, una Continua a leggere…

prosegue il gruppo di lavoro su comunicazione e raccolta fondi di rete

 

Ringraziando per la condivisione i tecnici di missioncontinuity www.missioncontinuity.it   fundcauses www.fundcauses.com  shinynote www.shinynote.com per il tempo che ci stanno dedicando e i poli dell’abitare vi aggiorniamo del percorso e dei tempi previsti :

analisi : su mandato dei poli nel settembre 2011 si è costituito il gruppo di lavoro in questione avendo rilevato la necessità di far conoscere i progetti casa e raccogliere fondi a loro sostegno
avendo constatato che la rete casa e il problema dell’abitare per le persone con disabilità non è conosciuto,che gli investimenti fatti dalle singole realtà sono pochi e poco efficaci ,riconoscendo come valore e volendo rafforzare lo spirito di mutualità e solidarietà che deve legare le realtà coinvolte nella sfida casa per le persone con disabilità ( e non solo …)Continua a leggere…

Quando il Welfare è Territoriale : i materiali della mattinata

 

 

 Ci fa piacere rendere disponibile quanto presentato  in occasione dell’evento “Quando il Welfare è Territoriale. Nuove sinergie tra Imprese, Terzo Settore e Pubblica”:

          la presentazione della 4^ Indagine sulle prassi gestionali e retributive nel Nonprofit

          il comunicato stampa dedicato

          la presentazione di Franca Maino dal titolo “Percorsi di secondo welfare. Quali prospettive per il welfare territoriale?

          la scheda di presentazione dell’Osservatorio sulle Risorse Umane nel Nonprofit, nato nel 2002 su iniziativa di Fondazione Sodalitas ed Hay Group.