autocostruzione…

Il 20 novembre alla Triennale ospiti di Claudio De Albertis Presidente (che ringraziamo) e alla presenza del Vicesindaco e Assessore all’urbanistica Ada De Cesaris, vorremmo confrontarci in un seminario sull’autocostruzione, introdotto dall’architetto Edoardo Milesi con gli interventi successivi di Salvatore Settis, Franco Lacecla e Paolo Cantonesi. Riteniamo importante riflettere e confrontarci, anche a fronte delle tante emergenze di una metropoli come Milano che è in presenza di vere e proprie favelas, di bisogni abitativi di emergenza, che possono trovare nell’autocostruzione “partecipata” una possibile risposta, non solo “tampone”.

Per questo al termine dei contributi, don Virgino Colmegna coordinerà il confronto a cui siete invitati a partecipare. Invitandovi a partecipare, alleghiamo una riflessione introduttiva di Edoardo Milesi.

AUTOCOSTRUZIONE oggi non significa architettura o edilizia spontanea. Al contrario richiede maggiore impegno in tutte le fasi della progettazione anche di dettaglio. Significa necessariamente progettazione partecipata che non vuol dire che tutti sono in grado di progettare, ma che la partecipazione dell’utente alla progettazione è indispensabile per capirne le vere necessità, le reali esigenze anche culturali, stimolarne da subito attraverso l’orgoglio e l’appartenenza, una pratica responsabile dell’averne cura.

Come dimostrato dal metodo IKEA l’autocostruzione, necessariamente conforme alle normative di cantiere e di agibilità/abitabilità, deve essere supportata da una progettazione avanzatissima e spiegata in modo elementare affinché la costruzione e i montaggi siano affrontati anche dai non addetti ai lavori. È anche questo un modo per correggere un’architettura ultimamente disattenta ai bisogni non solo funzionali degli abitanti. O meglio funzionale non solo ai bisogni fisici e meccanici, ma anche sociali, emozionali, inclusivi.

La metodologia dell’AUTOCOSTRUZIONE deve considerare le eterogeneità fisiche e di interesse delle componenti anche all’interno dello stesso gruppo apparentemente omogeneo. Mantenere un cosciente rapporto temporale con il programma giacché è fondamentale agire su questioni contingenti, ma nella consapevolezza che la modellazione sociale avviene in tempi lunghi. Basarsi su esperienze personali che evitano demagogie e semplificano la comprensione e l’interrelazione tra persone e ambiente. Utilizzare risorse espressive più varie possibili senza escludere a priori alcun linguaggio artistico, tenendo quale riferimento inderogabile sostenibilità ed ecologia.

Occorre pensare a edifici e luoghi facili da abitare. Spazi con maggiori qualità sociali, più generosi e flessibili. Gli edifici devono corrispondere ai reali comportamenti domestici e sociali.

Il progettista deve essere sincero e diretto.

 

E. M.

 

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