Reti locali per lo sviluppo sociale

– la cultura dominante, in questo periodo, è generalmente improntata alla salvaguardia dei propri interessi e non ad una visione d’insieme che possa coniugare privato, associazionismo, istituzioni. La Solidarietà la aspettiamo con ansia, ma non dobbiamo fermarci se ancora non c’è
– non è possibile invertire la rotta e modificare l’esistente se non si consolida una rete dal basso, costituita dai portatori di esigenze, dagli operatori dei servizi, dalle istituzioni. Occorre cercare di realizzare la democrazia partecipata valorizzando l’appartenenza al territorio per favorire incontri e consuetudini

Come si è evoluta la situazione e cosa succede oggi :
– qualche anno fa, seguendo una intuizione felice, sono stati avviati i 4 Poli della disabilità della città (nord, est, sud, ovest) con coraggiosa visione metropolitana (i Poli si estendono ai comuni dell’Hinterland)
– ai Poli afferiscono le realtà del territorio: famiglie, associazioni di famiglie, enti gestori dei servizi, direttori dei CDD, qualche operatore di NDD, qualche consigliere di Zona
– in questi ultimi tre anni, mi sembra che i Poli abbiano progressivamente consolidato la loro struttura, sempre informale ma efficace. Partecipano alle riunioni quasi tutti i soggetti che, in quel territorio,  svolgono la propria attività
– seguo, anche se saltuariamente, le riunioni ed ho constatato che persone che non si conoscevano hanno progressivamente apprezzato i vantaggi del conoscersi, del condividere pensieri, desideri ed obiettivi, del costruire una base di informazione comune  che si arricchisce sempre più
– i Poli, cammin facendo, hanno orientato le loro prassi di incontro: oggi, per lo più, le riunioni si tengono nelle sedi delle Zone. Credo che si debba attribuire a questa evoluzione una forte valenza politica
– ad alcune riunioni ha partecipato Marco Cormio, presidente della Commissione consiliare Politiche Sociali e Servizi per la Salute. 
– alla recente riunione del Polo est, svoltasi il 12 settembre scorso presso la sede di Zona 1, ha partecipato Francesca Castelbarco presidente della commissione politiche sociali  della Zona 1 ed era assai soddisfatta del lavoro svolto e interessata a seguire quello da svolgere
– presso due CDD comunali sono stati elaborati due progetti per avviare percorsi sperimentali di emancipazione dalla famiglia e le famiglie, all’inizio perplesse e guardinghe, oggi sono convinte e motivate
– sono previste riunioni di coordinamento dei quattro Poli che si svolgono presso il CSV

Cosa mi appare oggi praticabile
– attuare concretamente il decentramento cittadino per quanto concerne i problemi della disabilità e del disagio sociale
– considerare i Poli luogo, sul territorio, di elaborazione collettiva di pensieri e di proposte, con il concorso di tutte le componenti interessate ai problemi (famiglie, associazioni, cooperative, direttori di CDD, istituzioni ) al fine di avviare proprio da lì un processo di democrazia partecipata
– dare ai Poli una forte visibilità ed un autorevole sostegno
– favorire il lavoro collettivo attivando canali legittimati attraverso i quali far salire dal basso istanze e proposte condivise
– superare la situazione  che vede la singola associazione o la singola cooperativa dover portare avanti la propria istanza presso le Istituzioni in un rapporto a volte anche poco trasparente  o dispersivo
– privilegiare l’attenzione alle persone deboli ed ai loro problemi superando le visioni legate alle singole ‘parrocchiette’, alle convenienze ed ai personalismi

 

Nenette anderloni

Fondazione Idea Vita

http://www.ideavita.it

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