rsd quote sociali :una deregulation pericolosa e senza prospettive

Come Comitato ads (amministratori di sostegno) del sud milanese stiamo seguendo con grande fatica la situazione delle rsd,volevamo condividere con voi le nostre preoccupazioni legate alla mancanza di vigilanza da parte dei comuni e della asl rispetto agli aumenti delle quote sociali a carico in primis dei comuni e di conseguenza dellle persone con disabilità ospiti .

in una logica di welfare comunitario la sostenibilità di questa unità d’offerta dovrebbe dipendere dall’impegno di tutti gli stakeholders con la massima trasparenza nell’analisi dei costi di gestione e dei provvedimenti da mettere in atto per renderli accessibili,accoglienti e utili al sistema casa per le fasce deboli,valutando le capacità di spesa degli ospiti e dei comuni invianti .

tutto ciò non avviene in quanto la quota sociale entro un range previsto dalla regione è competenza dell’ente gestore che se orientato all’essere impresa, poco interesse ha nel giustificare gli aumenti della quota sociale,se invece orientato ad essere impresa sociale responsabile,può trovare nell’allenza tra i portatori d’interesse una leva di resilienza importante che cambia le prospettive .
ahimè quanti sono gli enti gestori che vivono il loro Servizio nella seconda prospettiva ?
Noi viviamo una situazione rispetto per esempio alla rsd di Rozzano di comuni che disertano i tavoli e che si nascondono dietro il mantra della mancanza di soldi,famiglie disorientate e giudici tutelari che non entrano in merito alla natura e alla qualità della spesa per il tutelato,un ente gestore che ha fatto fare il lavoro sporco degli aumenti all’Ama s.p.a. di Rozzano, da poco ritiratasi dalla gestione,consegnando oneri e la quota sociale a 89,20 euro al dì, alla cooperativa CRM .
tutto ciò è necessario affrontarlo una volta per tutte,partendo anche da una valutazione da parte degli ospiti e dei loro ads della qualità offerta nella rsd a fronte della quota sociale spesa,anche per orientare le famiglie e gli ads nella scelta dei servizi a cui affidare la qualità della vita dei propri cari,obbligando quindi gli enti gestori alla massima trasparenza e volontà di cogestione del servizio.
in una famiglia prima di aumentare le spese si verificano le economie possibili…è un principio tanto semplice quando inattuato.
Certo è molto più comodo far finta di niente ed accontentarsi,ma i tempi di don LUigi Moneta che offriva “un tetto e un letto ai diseredati della campagna milanese” sono passati da 150 anni !
sperando di aprire un dibattito nella rete  reale della nostra provincia affidiamo a ledha regionale un’iniziativa di riflessione e di azione politica comune .
un caro saluto
Guido de Vecchi
Presidente di Ageha onlus ,aderente al comitato ads sud milano
consigliere fondazione i care,ancora
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