condominio solidale a s.paolo d’argon: una verifica di percorso

Sabato 20 aprile, al mattino, presso l’Oratorio di S. Paolo D’Argon ( BG) , si tiene l’incontro di presentazione dei risultati di un tragitto di valutazione che il Coordinamento Bergamasco per l’Integrazione ( un circuito di 35 gruppi e comitati di genitori della nostra provincia ) ha realizzato attorno ad un esperimento di condominio solidale.

I genitori hanno fatto la valutazione della efficacia di questa sperimentazione e discutono quanto è emerso.

L’ìincontro è aperto a tutti. Non ho un depliant. Appena arriva ve lo giro.

Intanto ti giro un documento della Namastè che presenta questa iniziativa.

Se qualcuno ha bisogno di ulteriori informazioni può sentire, oltre al sottoscritto:

sergio Palazzo ( presidente CBI) : 348/3036087

Mimmo Tripodi, che ha condotto il gruppo di valutazione : 347/1022652

Un saluto

maurizio colleoni 

il progetto :

PROGETTO DELLA COOPERATIVA NAMASTE’ –

CONDOMINIO SOLIDALE DI SAN PAOLO D’ARGON

 

 

La Cooperativa Namastè in questi dieci anni ha sviluppato una rete di servizi in favore delle persone disabili e della propria famiglia cercando di essere un interlocutore significativo nel processo di sviluppo e di crescita della persona disabile, accompagnandola, laddove necessario, nelle varie tappe del proprio percorso di vita.

 

L’intero progetto si basa su alcuni presupposti fondamentali:

  • L’incontro con la persona disabile e con la sua famiglia consiste innanzitutto in un incontro. In questo senso gli interlocutori dell’incontro devono essere aperti ad accogliere dentro di sé l’altro, portatore di ferite e al contempo di gioie. L’incontro presuppone un atteggiamento di ascolto e di reciproca comprensione di ciò che è l’altro e delle storie di vita che vengono tratteggiate. L’incontro implica anche e soprattutto responsabilità “per chi ho davanti a me” e desiderio di cura “dell’altro e mia”. Siamo convinti che da qui si possono disegnare nuovi percorsi di speranza.
  • La persona disabile e la sua famiglia non possono essere considerati due elementi disgiunti. Nel percorso di vita di ciascuno di noi, dalla nascita alla morte, siamo dediti a costruire legami (con noi stessi e con gli altri), a disfarli, a ri-significarli e a ri-generarli; investiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a costruire significati nuovi rivolti a ciò che lega “noi e l’altro”. Le fatiche e le gioie di ciascuno di noi sono spesso legate a come ci dedichiamo e ci predisponiamo alla costruzione di questi significati. La famiglia rappresenta per ciascuno di noi il luogo primario e primitivo dove questi legami e significati si ridefiniscono in continuazione e proprio per questo sono la fonte dove si sperimentano per prime le fatiche e le gioie.
  • L’accompagnamento implica la disponibilità ed il desiderio di essere compagni di viaggio nel tratteggiare percorsi di vita e quindi, in primis di “esser-ci”.

 

All’interno del progetto di accompagnamento della persona disabile e della sua famiglia la questione della casa o più propriamente dell’abitare è certamente una delle questioni rilevanti.

 

Abitare non significa avere una casa (né tanto meno essere proprietari di una casa); abitare non è sinonimo di luogo fisico e spaziale. Pensiamo che abitare sia molto di più!

“Abitare un luogo non è semplice stare, non è appoggiarsi, occupare uno spazio e un tempo. Abitare è conoscere, gustare, curare, trasformare, costruire, farsi innanzitutto abitare da quel luogo e da quello spazio. Mettersi in sintonia. Abitare è trasformarsi. Abitare è relazione. E’ comunque sia condividere un posto con sé e con gli altri…….”¹

E’ in questa accezione che la Cooperativa Namastè ha cercato di sviluppare in questi anni una rete di luoghi residenziali per persone disabili e, da ultimo, ha sviluppato il “progetto condominiale di San Paolo d’Argon”.

 

Il progetto condominiale di San Paolo d’Argon consiste nel tentativo di sviluppare all’interno del condominio relazioni di cura e di prossimità che favoriscono il benessere abitativo delle persone che abitano il condominio e tra queste anche alcune persone disabili.

 

Le tappe

 

Nel 2005 la Cooperativa Namastè ha acquistato un appartamento (posto al piano terra) all’interno di un condominio di San Paolo d’Argon da destinare all’accoglienza abitativa di cinque persone disabili lievi. Il condominio, collocato nel centro abitato di San Paolo d’Argon e costituito da 14 appartamenti, è un condominio come tanti altri con le ambivalenze relazionali tipiche dei condomini.

I primi anni del progetto sono serviti per favorire le migliori condizioni di convivenza tra le persone disabili che abitavano l’appartamento, cercando di rispettare i tempi di ciascuno di loro.

Successivamente, la necessità di arricchire e qualificare meglio le possibilità di “incontro” per le persone disabili ci ha portato ad aprirci verso il nostro vicino prossimo: gli altri condomini. Ciò è avvenuto provando a mettere in pratica il principio per cui “prima di chiedere e di ricevere dobbiamo imparare a dare” e, quindi, facendo vedere come la disabilità potesse essere una risorsa anche per gli altri: ci siamo offerti a pulire le scale condominiali, a curare il giardino del condominio (al posto della ditta che aveva l’incarico), a fare piccoli favori e gesti nei confronti dei nostri vicini.

Come d’incanto, si è liberata energia relazionale tra le persone dell’appartamento e alcune famiglie del condominio, tanto che, nel giro di poco tempo, alcune famiglie hanno cominciato, le mattine, ad occuparsi della cura delle persone disabili che vivevano nell’appartamento, in vece dell’operatore. Questa azione, tra l’altro, ha permesso il contenimento delle rette delle persone che abitavano l’appartamento.

Il clima favorevole che si è costruito tra alcune famiglie del condominio ed il nostro appartamento ha permesso di tracciare un’ulteriore tappa nel processo di costruzione di un luogo abitativo di condivisione.

 

Oggi Namastè è proprietaria di tre appartamenti all’interno del condominio: un quadrilocale ed un monolocale al piano terra ed un trilocale al secondo piano. Questi tre appartamenti sono destinati per persone disabili lievi con gradi di autonomia differenti e, quindi con gradi di protezione, in termini di presenza educativa, differenti. I tre appartamenti permettono alle persone di svolgere i loro percorsi evolutivi/regressivi all’interno di luoghi abitativi studiati per favorire le relazioni e quindi le trasformazioni che ciascuno di noi deve affrontare.

Uno dei tre appartamenti è attrezzato con una cucina in grado di produrre e fornire i pasti per le persone che vivono negli altri due appartamenti e, potenzialmente, per gli altri condomini, in particolare per le persone anziane che vivono nel condominio.

All’interno del condominio è stata attrezzata una lavanderia condominiale a disposizione di tutti.

Inoltre, all’interno del progetto, abbiamo cominciato a prenderci cura (e assistenza) delle persone anziane che vivono nel condominio, costruendo con loro dei percorsi di accompagnamento che non necessariamente sfocino o “nella casa di riposo” o “nell’avere la badante in casa”: stiamo studiando forme di aggregazione del bisogno delle persone anziane e risposte di assistenza e di cura in grado anche di aggregare ed ottimizzare risorse economiche.

Ad oggi gli appartamenti delle persone anziane sono collegati con un citofono interno agli appartamenti dove vivono le persone disabili, permettendo alle persone anziane di avere sempre (e soprattutto di notte) un riferimento ed un sostegno negli operatori.

 

Cosa vorrebbe diventare

 

Il progetto condominiale di San Paolo d’Argon vuole disegnare un nuovo modello di welfare sostenibile a partire dall’abitare. Nello specifico della disabilità si sta cercando di affrontare il tema dell’abitare per le persone disabili non come luoghi specifici per persone disabili, ma provando a considerare che il tema dell’abitare riguardi tutti in generale e quindi anche le persone disabili.

 

Il progetto trova la sua forza nell’incontro tra fragilità e nel partire dal presupposto che la fragilità sia una condizione dell’essere umano e, quindi, riguarda ciascuno di noi. Laddove si legittimano le fragilità e si creano le condizioni perchè si incontrino si possono generare e sviluppare percorsi, inimmaginabili, di reciprocità, di condivisione e di benessere per ciascuno di noi e quindi anche per le persone disabili.

 

Ciò che ispira l’azione progettuale all’interno del condominio è la costruzione del bene comune, inteso come processo (e quindi non come un dato di fatto) in itinere dove il rapporto tra pubblico e privato, tra diritti e doveri, tra relazionale ed economico, tra l’Io, l’Altro ed il Noi è continuamente attivo e dialogante.

 

Il progetto ha, quindi, le potenzialità per generare un bene sociale ed economico importante. L’economia è una conseguenza del vivere civile. Si sperimentano forme di condivisione, di reciprocità, di scambio e di messa in comunione delle risorse di ciascuno (e quindi anche delle persone disabili) che si traducono anche in un valore economico.

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