lavoriamo insieme partendo dalla lettera aperta di csv sull’abitare…

Far casa, così :     Il volontariato per l’abitare inclusivo

 LETTERA APERTA a cura di Ciessevi

abitare é più che vivere

 significa soprattutto ‘prendersi cura di sé’

e del mondo circostante

S. Petrosino, Capovolgimenti

Quale casa per chi

Casa è sinonimo di luogo di vita, di identità, base per lo sviluppo e la realizzazione personale e sociale. Casa è anche luogo di raccolta e cura di emozioni, affetti e storie private che possono aprirsi agli altri e dagli altri e con gli altri provenire. Luogo “proprio”, sicuro e accogliente dove si ritorna e da cui si parte. Luogo di maggior libertà ed espressione. La casa è un luogo importante e significativo per ogni cittadino, rappresentando anche il suo modo di abitare la città. E se la casa (il dove) è luogo di vita, l’abitare (il come), diventa un processo vitale.

Avere una casa” e “sentirsi a casa” rappresentano un diritto ancora troppo spesso negato, soprattutto alle persone in condizioni di fragilità. Affinché anche per loro abitare significhi sentirsi a casa, poter disporre di un alloggio é certamente una premessa indispensabile, ma é altresì necessario trovare intorno un contesto ed una comunità locale pronti ad accoglierle e ad includerle.

Non è quindi solo un problema di quantità ma anche e soprattutto di qualità dell’offerta abitativa: nuove domande, nuove esigenze, nuovi problemi, nuove opportunità sollecitano il tradizionale campo delle politiche abitative, giustificando l’ampliamento delle competenze mobilitate e spingendo gli attori più sensibili a porsi in un’ottica di innovazione e sperimentazione.

La questione dell’abitare torna così con prepotenza nelle agende pubbliche.

Perché il volontariato

Affrontare e coinvolgersi nel tema dell’abitare delle persone in condizioni di fragilità è sicuramente occasione per favorire la nascita o rafforzare lo sviluppo della solidarietà, della cittadinanza attiva, della capacità di una comunità di creare relazioni solidali, affinando la capacità di cogliere e rispondere a bisogni veri sul territorio.

Uno dei modi attraverso i quali sperimentare il bene comune per stare meglio tutti. Una delle espressioni di cui il volontariato é indiscusso protagonista e promotore.

Non è un caso dunque che, in una situazione in cui l’area della vulnerabilità e dell’esclusione abitativa tende a crescere, il Centro Servizi per il Volontariato nella provincia di Milano abbia deciso di affiancare e sostenere le attività progettuali di quelle organizzazioni che hanno scelto di concentrarsi sul contributo che il volontariato può dare a rendere più efficaci i percorsi abitativi di persone e famiglie che vivono una condizione di particolare fragilità. Si tratta di iniziative rivolte a verificare la possibilità di far convergere risorse molteplici e di integrare situazioni diverse nell’ottica di creare progetti e percorsi di inserimento abitativo capaci di incidere sulla qualità della vita delle persone.

Case e persone

Il lavoro sul campo svolto dalle organizzazioni e le riflessioni sviluppate nell’ambito del percorso di accompagnamento attivato dall’avviso di selezione “Far casa (non a caso)” hanno portato ad evidenziare che la costruzione di un territorio veramente abitabile per tutti e dunque di forme dell’abitare inclusive e solidali, muove e si sviluppa a partire da due dimensioni, diverse ma tra loro strettamente collegate:

□     la dimensione immobiliare (un appartamento protetto, una comunità alloggio, un condominio solidale) che incrocia aspetti tecnici, amministrativi, procedurali e che richiede una capacità di investimento economico spesso fuori portata;

□     – la dimensione immateriale e più dinamica (la gestione immobiliare e sociale, il progetto di recupero delle autonomie, le azioni di re-inserimento, il coinvolgimento delle comunità locali e lo sviluppo delle reti territoriali) che intercettano aspetti culturali, identitari, organizzativi e che richiedono una forte integrazione tra i diversi settori di politiche mobilitati e tra i diversi attori coinvolti. Integrazione che ha bisogno di tempo.

Con il volontariato …

Nel tentativo di governare queste due diverse dimensioni, le realtà di volontariato che si sono avvicinate al tema della casa per coloro che vivono in situazioni di fragilità e di marginalità, hanno avviato progetti e processi di risposta rendendosi immediatamente conto che, a fronte di una maggiore specializzazione tecnica della loro azione, diventa decisivo trovare un sistema pubblico e privato disposto a collaborare e ad interagire.

“Far casa non a caso” vuole dire non improvvisarsi, ma anche non procedere da soli e quindi trovare una giusta collocazione all’interno della filiera che organizza le politiche di trattamento e di risposta.

In tutte le espressioni emerse dai racconti delle organizzazioni di volontariato che si sono avvicinate al ‘pianeta casa’ emerge il bisogno di trovare interlocutori pubblici e privati disposti a costruire le condizioni affinché ciascuno possa concorrere alla risposta.

…. ma non da solo

Le storie interrotte, le partenze difficili, le lentezze e le complicazioni del procedere, le sensazioni di impotenza e di smarrimento, ma anche le potenzialità e le capacità che segnano i cammini progettuali raccolti e sostenuti da Ciessevi attraverso il progetto ‘Far Casa non a caso’ rappresentano un richiamo alla responsabilità delle diverse istituzioni che intervengono nei territori ed in particolare di quelle che lavorano sul tema della casa e dell’abitare.

Solo una mossa decisa da parte delle istituzioni pubbliche e private che agiscono per la crescita e lo sviluppo dell’area metropolitana milanese può essere in grado di risvegliare le comunità e farle uscire dall’indifferenza dominata dalla cura esclusiva del proprio interesse e dalla spinta alla difesa del proprio mondo. Indifferenza e difesa che alimentano la paura dell’altro e del diverso, vissuto come disturbo e minaccia.

Insieme per

Il percorso di affiancamento e di supporto alla progettazione attivato da Ciessevi nei confronti delle realtà di volontariato ha messo in evidenza, accanto alle specificità di ciascuna operazione, la necessità di trovare una intesa larga attorno al tema del “fare casa”.

Fare casa come disegno sostenuto da una intenzione condivisa da istituzioni differenti che riconoscono l’importanza di definire un piano di intervento comune  che sia animato dall’integrazione tra le diverse competenze, dalla valorizzazione degli specifici contributi, dalla mobilitazione congiunta delle risorse disponibili.

Un piano di intervento che, nell’accompagnare le sperimentazioni territoriali qui e altrove intercettate, sia in grado di risvegliare nelle comunità locali una cultura della solidarietà sociale e della sussidiarietà da intendere non come atteggiamento riparatorio, sostitutivo e vicario rispetto all’intervento delle istituzioni pubbliche, ma come modello di azione orientato al prendersi cura insieme, al sentirsi parte responsabile, sostenuto dalla ricerca dei modi e delle forme attraverso le quali ciascuno possa fare la propria parte.

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