le culture della disabilità

ProgettaMi 11 maggio 2011

 

Come direbbe la tradizione zen

questi sono gli “spiriti guida”

per cittadini/operatori “sognatori-combattenti” :

 

Lo spirito del rispetto                                           (rei no kokoro)

(rispetto per chi ci ha preceduto e insegnato, per chi condivide la strada insieme a noi, per chi verrà dopo di noi!)

Il non profitto                                                       (mushotoku)

(essere “veramente” in quello che si fa, qui ed ora, senza “preoccuparsi” del risultato! …è la “via” l’importante…non il punto d’arrivo)

Insieme per progredire                                           (jita kyo ei)

(chi è che dà ? chi è che riceve?)

Pensare al di là del pensiero                                     (hishiryo)

(l’intuizione e l’azione devono sgorgare nel medesimo istante! Al di là della tecnica …“il cuore” !)

Mantenere la “mente” (spirito) del principiante    (shoshin)

(nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in quella dell’esperto …poche!)

 

Dott. Giorgio Schiappacasse

Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 GenoveseU.O. Ser.T. Centro Levante

1971 l’handicap fuori dalla riserva

1981 integrazione sociale

1991 inclusione sociale

2001 coesione sociale

2011 convenzione Onu art.12   “ Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare  la loro piena ed effettiva

partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.”

40 anni di Storia che ci hanno portato in estrema sintesi  da  lavorare PER a lavorare CON, da un approccio che partiva da una visione sanitaria,ad un approccio che parte dal benessere dei territori e dalla tutela dei diritti dei Cittadini .

Quando lavoravamo PER, l’associazione era un’isola,(sempre più bella delle altre ) il genitore si affidava,la PcD parlava tramite gli operatori l’Ente locale divideva e imperava e così facendo teneva basso lo scontro sociale legato alle nostre tematiche, la Politica era “ altro “ dalle associazioni e tutti c’illudevamo di poter delegare ad altri questo ruolo… anche la psichiatria era altro…la rete era dei pescatori , le equipe erano…disciplinari e i familiari utenti .

Tra l’affermare la scelta del lavorare CON e l’attuarla, ne passa,stiamo iniziando  a percorrere questa nuova pista e la crisi economica ha contribuito a farcela imboccare, volenti o nolenti,una bella sfida un’affascinante avventura.

Nei nostri zaini abbiamo messo : il territorio come luogo della prossimità alle famiglie e luogo d’accoglienza

I cittadini come primi attori del benessere sociale della comunità

Le associazioni in rete per la tutela dei diritti e la promozione di servizi innovativi

Le cooperative per la loro gestione

Le fondazioni di prossimità nuove realtà di riferimento sui territori,complementari ai ruoli degli altri attori sociali (associazioni,cooperative,enti locali )

Stiamo imparando che l’equipe multidisciplinare accoglie anche professionisti inusuali per il vecchio sociale : commercialisti,avvocati,economisti

Che dal mondo della psichiatria dobbiamo mutuare il ruolo degli UFE (utenti familiari esperti )

Che in primis vogliamo provare ad essere cittadini attivi e poi volontari e operatori

Che il tema dell’Abitare è il tema che più provoca questo terremoto mentale e che su questo fronte :

a un progetto di Vita abbiniamo un sistema dell’abitare territoriale,in cui il concetto dell’abitare diffuso è guida alla creazione delle reti locali dell’abitare.

In cui il recupero di una cultura della mutualità e della solidarietà attraverso anche l’impiego delle nostre poche o tante risorse economiche, permetterà in collaborazione ad un volontariato che colora e migliora la sostenibilità dei progetti,lo sviluppo di nuovi spazi dell’Abitare

L’ ABITARE  diffuso   un percorso

Dalla solitudine alla condivisione

I Quattro poli dell’abitare,sono nati dalla consapevolezza che la sfida della Casa

per le persone con disabilità (ma non solo) possa essere vinta solo con un

lavoro di rete sui territori,in profondo Spirito di servizio reciproco tra le realtà

coinvolte .

Il modello di riferimento è un territorio delimitato nello spazio e nella storia locale,

in cui agiscono vari attori dell ’associazionismo  della cooperazione e delle

fondazioni sviluppando coesione sociale fra i cittadini che vi abitano,con

particolare attenzione alle fasce deboli,in primis le persone disabili.

I poli mirano ad una dimensione che superi i confini territoriali,nel nostro

caso,della città di Milano,entrando in una logica di città metropolitana che può

facilitare le risposte alle persone disabili in questa grande area urbana.

I poli facilitano la rilevazione dei bisogni e la pianificazione delle risposte

possibili ,sviluppano collaborazioni fra le realtà dello stesso territorio,limitando “le

solitudini”dei cittadini e delle organizzazioni, evitando ciò che si sta

rilevando,cioè che la progettualità si sta sviluppando quasi esclusivamente sulla

disabilità medio lieve con caratteristiche relazionali .

Un Polo può trovare il coraggio anche di attivare progetti in rete per fasce più

complesse della disabilità creando sistemi di protezione economico/

organizzativi per la realtà del terzo settore che si candida ad essere referente del

progetto.

l’abitare diffuso

Nel polo  si sviluppa  il concetto dell

’albergo diffuso , modello mutuato  dal

settore turistico :

l’ habitare sociale diffuso, in un territorio definito l’offerta abitativa è data da una

rete di residenze non ubicate nello stesso spazio ma collegate fra loro, con

stessi referenti amministrativi e gestionali.

Tale concetto nel mondo della disabilità  ci permette di collegare fra loro realtà

abitative differenti (anche con pesi assistenziali diversi ) che si adattano al

progetto di vita degli inquilini  creando economie di scala .

Nella riunione bimensile della rete Provinciale dell’habitare, le realtà trovano il

momento di analisi, formazione e riflessione metodologica sui temi legati alla

residenzialità e una visione macro dell’azione, nei poli il momento gestionale ,

progettuale locale, di accoglienza delle famiglie del territorio,di promozione del

volontariato .

Le proposte che nascono da queste aggregazioni territoriali,vanno riportate ai

tavoli dei pdz di riferimento,tale raccordo con i pdz è indispensabile per evitare

inutili sprechi di risorse e possibili sovrapposizioni .

“habitare diffuso ” prevede quindi  una solida realtà territoriale di riferimento che

funge da capofila e coordinamento

1 una rete di abitazioni collegate css , microcomunità  rsd

2   alcune associazioni e coop in ats

3  la definizione di un territorio di riferimento controllabile con spostamenti non

superiori ai 20 min  auto

4 una fondazione di partecipazione che lavori sulla coesione sociale,la raccolta

fondi immobiliari e mobiliari a favore di tutta la rete degli stakeholders

cosa mettere in rete ?

1 le realtà che gestiscono o che vogliono gestire case su un determinato

territorio

2 l’associazionismo del territorio

3 i gruppi spontanei

4 le famiglie del territorio

5 le agenzie di aggregazione (parrocchie,centri sociali ecc)

6 il consiglio di zona/il pdz

. Per quale territorio ?

indicatori per definire il bacino territoriale :

– appartenenza allo stesso pdz o a pdz limitrofi

–  valutazione della rete viaria e dei trasporti che possa permettere

una facilità di spostamenti

– un diametro del territorio non superiore ai km 6 per la città di Milano e 15 fuori

città

– una centrale operativa di coordinamento :

non è una sede fisica ma virtuale

(centrale perchè punto di riferimento della rete del territorio coordinamento

delle risorse sui servizi,definitore di accordi di collaborazione e utilizzo del

personale e delle risorse necessarie all’assistenza, fra le varie realtà della rete.

**un esempio: sarà la centrale che definito un bisogno casa individuerà la risorsa

di rete più vicina a cui chiedere l’invio del personale a domicilio,questo per i casi

delle persone che vivono da sole , invio che proviene dalla residenza più vicina

al domicilio del disabile

I punti di forza

economie di scala

miglioramento delle capacità di collaborazione della rete

maggior senso di sicurezza degli ospiti che vivono soli

comunicazione più incisiva della rete sul territorio

attuazione di un sistema della residenzialità territoriale

-formazione e reperimento del personale

queste funzioni vengono svolte dal punto di coordinamento per tutta la rete con

attenzione al benessere sia degli ospiti che dei lavoratori

-Trasporti

creazione d un servizio unico di trasporti sul territorio

Volontari

reperimento e formazione

Risorse immobiliari

Le criticità

necessità di un lavoro di fidelizzazione della rete e di definizione di chiari

protocolli di collaborazione gestionali e contabili

Governo della rete

creazione di una centrale di coordinamento verifica e progettazione su territorio

composta da tutti i portatori d’interesse dell’iniziativa

Dati città di milano :

zona centro  ab   97.000

N       9+2      306.000

E        3+4     285.000

S        5+6     262.000

O        7+8     342.000

Le risorse  mobiliari e immobiliari di un territorio

al fine di mettere al sicuro le risorse immobiliari e mobiliari della rete è necessaria

la creazione su territori limitrofi per un bacino di c.ca 140.000 abitanti di una

fondazione di prossimità che abbia come obiettivi :

•l’intestazione delle risorse immobiliari utili alla gestione dei servizi

•la promozione e la gestione della raccolta fondi pubblici e privati sia immobiliari

che mobiliari per la rete.

•L’eventuale gestione di amministrazioni di sostegno sul medio periodo in

attesa dei risultati del progetto regionale ads

I nodi da sciogliere :

L’operazione di fondazione Cariplo di sviluppare in regione lombardia un sistema

di fondazioni comunitarie legate a territori in media intorno ai 250000 abitanti

che ruolo vorrà giocare su sistema casa per le persone con disabilità ?

Rispetto al tema dei beni immobiliari e mobiliari ?

Si evidenzia il rischio che fondazioni territoriali per così tanti abitanti rischino di

non poter rispondere alle esigenze delle nostre famiglie e dei donatori in generali

di forte prossimità e possano diventare non centri di servizio ma di potere

La soluzione intermedia potrebbe essere di lasciare alle fondazioni comunitarie

l’ipotesi di ottimizzare il risparmio mobiliare dei donatori e delle famiglie delle

persone fragili e lasciare,per contribuire alla fidelizzazione dei cittadini ,la parte

immobiliare alle fondazioni di prossimità ,da inserire nel sistema territoriale degli

enti non profit che erogano servizi in rete con gli enti locali all’interno delle

programmazioni dei pdz su territori non superiori ai 100000 abitanti,quindi in

media per il nostro territorio,due distretti .

Elenco fondazioni comunitarie della provincia di milano

Fondazione Comunitaria Nord Milano

Tel 02 2484315

Fax 02 24301836

e-mail: info@fondazionenordmilano.org

web: http://www.fondazionenordmilano.org

? est milano probabilmente ubicata a trezzo d’adda

Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Onlus

Tel. 0371 432726

e-mail: info@fondazionelodi.org

web: http://www.fondazionelodi.org

61  x   200000 abitanti

Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia Onlus

Tel. 0382 538795

Fax 0382 532854

e-mail: segreteria@fondazionepv.it

web: http://www.fondazionepv.it

500000 abitanti

Fondazione Comunitaria del Ticino Olona

Tel. e Fax 0331/442461

e-mail: info@fondazioneticinoolona.it

web: http://www.fondazioneticinoolona.it

54 comuni

Auguriamoci di continuare ad essere curiosi, attenti,leali e disponibili all’ascolto per evitare il rischio narrato in questa storia:

quindi per concludere…

c’era una volta…

il centro di salvataggio

In un paese …lontano…lungo una costa rocciosa, in un punto in cui i naufragi erano piuttosto frequenti, sorgeva un tempo un piccolo e sgangherato centro di salvataggio, costituito da un capanno e una sola barca.

A gestirlo c’erano poche persone, ma molto “attente”,

le quali sorvegliavano costantemente il mare e, senza troppo riguardo per la propria incolumità, erano pronte a sfidare coraggiosamente la tempesta al primo segnale di pericolo.  Molte vite erano state salvate in questo modo e il centro divenne famoso.

A mano a mano che la fama aumentava, la gente della zona insistette per offrire la propria collaborazione a un’opera tanto preziosa.

Essi donarono tempo e denaro, tanto che il numero degli iscritti aumentò,

furono acquistate nuove barche i istruiti altri equipaggi.

La capanna stessa fu sostituita da un edificio confortevole,

in grado di provvedere alle necessità di coloro che venivano salvati e,

com’è prevedibile, dato che non tutti i giorni avviene un naufragio,

esso divenne un ritrovo popolare,

una specie di circolo sociale.

Col passere del tempo,

i soci furono sempre più impegnati con le attività ricreative, e sempre meno interessati alle operazioni di salvataggio, anche se sugli stemmi che portavano spiccava il motto originale.  In realtà quando qualcuno veniva effettivamente salvato, era una gran seccatura, perché si trattava di gente sporca e malridotta, che insudiciava i mobili e i tappeti.

Ben presto le attività sociali del club divennero cosi numerose E quelle di salvataggio cosi scarse che durante una riunione ci fu una levata di scudi da parte di alcuni, i quali insistevano affinché si ritornasse allo scopo originale del centro.

La proposta fu messa ai voti e gli agitatori, che si rilevarono una piccolaminoranza,

furono invitati ad andarsene dal club

e crearne uno nuovo.

Ed è proprio quello che essi fecero, un po’ più avanti, lungo la costa,

con tanto altruismo e ardimento che, dopo poco, il loro eroismo li rese famosi.

Arrivarono cosi nuovi  collaboratori,

la loro baracca fu ristrutturata… …

e il loro idealismo smorzato.

Se vi capita di passare da quelle parti,

troverete tutta una serie di circoli esclusivi disseminati lungo la costa.

Ciascuno di essi è giustamente fiero

Delle sue origini e delle sue tradizioni.

Da quelle parti avvengono ancora i naufragi, ma nessuno ci bada.

frammento di una relazione del  Dott. Giorgio Schiappacasse

Dipartimento delle Dipendenze ASL 3 Genovese U.O. Ser.T. Centro Levante

Ho provato a raccontarvi storie ed emozioni che, sul tema dell’abitare, partono dal RIT (residenza integrata al territorio)che ho promosso con un gruppo di amici nel 1999, e che continua ne illab da gennaio 2011 custodendo una Storia e uno Stile di Servizio che a nostro parere fa la differenza .

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