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         PARABOLE Percorso biblico sulle parabole evangeliche
            parabole per l’oggi

TRE APPARTAMENTI E UNA ROULOTTE

di Claudio Agostoni

Una palazzina di media periferia. Dove non è più città, ma non è ancora paese.     Tre appartamenti di 50 metri quadri cad. Roba da single. Ci abitano tre persone. Tre storie. Tre mondi.

 Piano rialzato, è la casa di Luisa. 35 anni. Mediatrice culturale. Lavora da un paio d’anni al carcere di Bollate, dove ha imparato a frequentare i reietti. Gli ultimi. Perché anche i delinquenti fanno le classifiche tra crimine e crimine. In fondo alla lista ci sono gli infami, quelli che hanno tradito i vecchi compagni, e i pedofili. Luisa li chiama sex offender, e sono loro i suoi ‘pazienti’. Un lavoro, il suo, che è una specie di missione. Come per il prete, o il medico. Cercare di capire perché un uomo può ridursi a comportarsi come una bestia. E scoprire, talvolta, che c’è del sublime anche nel pattume della vita.

Primo piano. Adelina. 42 anni. Con quel nome non può che essere una professoressa. Il sogno era di insegnare latino al liceo classico, i corsi e i …concorsi della vita l’hanno ridotta a ruminare storia in un liceo psico pedagogico. Nulla più che il vecchio istituto magistrale. Anche il suo lavoro è una sorta di missione. Come per il prete, o il medico. Gran parte del tempo libero Adelina lo passa a individuare modi diversi di far lezione, vuole catturare l’attenzione dei suoi studenti. E per mettere a loro agio gli studenti stranieri,  sparsi nelle sue classi ne ha una dozzina,  ha inserito una piccola variante al programma: qualche rudimento sulla storia del Marocco e dell’Ecuador. Su questi ragazzi i genitori hanno investito le speranze di riscatto sociale. Loro lo sanno ed è per questo che spesso sono tra i migliori della classe.

Terzo piano. Luigi. 32 anni. Ama il suo corpo ed è ossessionato dalla paura di ingrassare. Fa footing tutte le mattine e ha l’abbonamento ad un centro benessere. Qui, due volte alla settimana, gli spalmano addosso una soluzione di funghi, argilla e alghe, lo avvolgono nella plastica e lo obbligano a cuocere per 20 minuti nel suo brodo. Lavora nella piccola azienda del padre e il suo lavoro non è una missione. Nulla a che spartire con un prete, o un medico. Non gli son mai stati simpatici quelli di sinistra, ma è più a sinistra di tanti di loro. Ha convinto il padre ad assumere due ragazzi che da tre anni lavoravano a progetto. E ha messo a libretti anche la signora rumena che, due volte alla settimana, va a sistemargli la casa.

A cento metri dalla casa dei tre c’era una roulotte. Ci abitava Josco, rom bosniaco, la moglie e quattro figli. Una volta all’anno sparivano per un paio di mesi, ma poi tornavano lì per gli altri dieci. Josco, un sorriso di carie e denti d’oro, ma sincero, suona la fisarmonica. Sara, sua moglie, ha una voce ulcerata e un modi cantare calorico. Pieno di colesterolo emozionale. Tre figli andavano alla scuola del quartiere, il più piccolo faceva faville al campo di calcio dell’oratorio. Con Luisa, Adelina e Anna c’era un rapporto di vicinato discreto e civile. Adelina aveva regalato dei libri di storia ai ragazzi, copie omaggio avute dalle case editrici. Anna aveva dato a Sara due pantaloni semi nuovi in cui non riusciva più ad entrare. Luigi una volta aveva ingaggiato Josco per allietare una festa di compleanno. E quando si è trattato di dargli una mancia non ha avuto il braccino corto.

Due settimane fa, su Josco e la sua famiglia,  si è abbattuta la campagna di pulizia sociale del comune. La roulotte è scomparsa, e così i suoi abitanti.  Luisa, Adelina e Luigi si son chiesti il perché di quell’ossessiva campagna contro i rom, ma si son fermati lì. Nessuno è andato al consiglio di zona. Al comune. Ai centri di accoglienza. Niente, non è stato fatto nulla.

Forse, perché il male trionfi, basta che gli uomini buoni non facciano nulla. 

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