che cos’è il cohousing? un articolo da “chiama milano “

www.chiamamilano.it/cgi-bin/notizie.pl?pg=1

UNA NUOVA SOCIALITÀ
Che cos’è il CoHousing?

Poche settimane orsono sono stati presentati i dati del questionario iniziale della ricerca “ABITO MILANO” http://www.abitomilano.com , frutto della collaborazione tra l’agenzia per l’innovazione sociale INNOSENSE PARTNERSHIP e il Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano.
Il primo passo della ricerca è stato decisamente un successo: 3.500 questionari completati e 2.800 manifestazioni di interesse al CoHousing.
Il questionario era assolutamente ad ampio raggio: non solo si parlava di condivisione di spazi e in un certo senso di destini, ma anche del livello di gradimento delle attuali situazioni abitative, dell’uso dello spazio e delle aspettative dei singoli e delle famiglie.
Le famiglie in questo caso sono sicuramente uno dei “target” o dei soggetti privilegiati che la ricerca cerca di coinvolgere: nuclei ai quali la mono-nuclearità va stretta e che cercano forme attive di condivisione e di costruzione di possibilità.
Infatti credo che la crescente attenzione per il CoHousing sia davvero una possibilità da vagliare e non dimenticare per l’alternativa che sottende.

Ma cos’è il CoHousing? Da cosa prende avvio?
Partendo dalla difficoltà di inserirsi nelle tradizionali formule di assistenza che il welfare propone, i cittadini urbani e non cercano sostegno in comunità che siano in grado di supplire all’incertezza con sostegno e prospettive comuni.
Il sistema di CoHousing unisce i vantaggi della proprietà della casa con la condivisione di spazi limitrofi all’abitazione in cui espletare tutte le attività di socialità che erano tipiche dei nuclei familiari e che ora cercano nuove strade di realizzazione.

Ogni progetto di CoHousing ha specificità proprie, ma rientra in caratteristiche comuni, dei minimi comun denominatori, quali:

progettazione partecipata: occasione di intervento nella progettazione per i cittadini di spazi, progetti, incontri e situazione in cui la presenza dei futuri fruitori diventa un valore aggiunto e un’occasione di crescita per progettisti professionisti e non.
Vicinato elettivo: sostegno da parte di individui fisicamente vicini anche se non necesairamente mossi da stessi principi e attitudini.
Comunità non ideologiche: l’etica assume un valore superiore, la condivisione di tempo e spazio diviene prioritaria rispetto all’adesione a posizioni connotate ideologicamente.
Gestione locale: spostamento dell’organizzazione della quotidianità ai diretti interessati per meglio calare i bisogni nelle possibili soluzioni.
Struttura non gerarchica: le cominità vengono definite di pari per indicare l’assenza di un “capo”, per individuare che i artecipanti hanno compiuto una scelta reciproca di appartenenza e di gestione orizzontale di risorse materiali e immateriali.
Sicurezza: far parte di una comunità permette di percepire in modo concreto quella sicurezza che non è esclusione, ma comprensione e condivisione con tutti i possibili “vicini”
Design e spazi per la socialità: la qualità dello spazio assume valore in sè per sè, la scelta di condividere e collaborare richiede l’individuazione di uno spazio adeguato e pensato appositamente. Non si vule usare lo spazio in esubero, ma ripensare lo spazio in funzione di occasioni di socialità.
Servizi a valore aggiunto: ognuno di noi è costantemente alla ricerca di servizi che però troppo spesso eliminano in toto la componente amicale, affettiva e anche ludica che caratterizza l’incontro tra esseri umani.
Privacy: la ricerca di momenti di socializzazione non vuole eliminare la privacy che ha assunto un valore sempre crescente nella vita quotidiana
Benefici economici: riprodurre dinamiche tipiche delle famiglie allagate permette di sfruttare occasioni di sostegno che evitano la ricerca di servizi di cura quali baby-sitter, aiuti domestici, gruppi di acquisto consapevoli ect.

Ovviamente questa ricerca non è che uno scorcio su realtà che a livello europeo e non solo, hanno ormai anni di vita. Ecco alcuni esempi di condivisione nel mondo tratte dal sito http://www.cohousing.it

Quayside Village – Lower Lonsdale – Canada
Non lontano da Vancouver, inserita in uno splendido paesaggio e in un contesto commerciale attivo, una palazzina multiculturale e multigenerazionale, dotata di un cortile interno nel quale il design ha incorporato piante pre-esistenti, un piccolo orto comune, un’area per il compostaggio, uffici, stanze per gli ospiti, sale da pranzo condivise…
http://www.cohousing.ca/cohsng4/quayside/

Swan’s Market – Oakland – California
In pieno centro città, un ex-mercato ristrutturato ospita 22 unità di abitazione per gruppi familiari e singles che vivono l’intensità della quotidianità della metropoli e condividono una sala e una cucina per incontri, una palestra, un hobby room, una lavanderia e una stanza per gli ospiti
http://www.swansway.com/

Cotati – California
A un’ora da San Francisco, un comunità votata alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita, che condivide una lavanderia, spazi per gli incontri e gestisce quattro spazi negozi su strada. http://www.cotaticohousing.org/
Eastern village Cohousing – Silver Spring – Washington DC
Un agglomerato di 56 unità di condomini che variano dai 50 ai 180 mq, fra Washington e Silver Spring, nasconde una comunità urbana che condivide stanze per lo yoga, spazi gioco e biblioteche, una grande sala per cenare insieme, terrazze ricche di verde…
http://www.easternvillage.org

Doyle street -Emeryville- California
Un vecchio capannone industriale in un quartiere periferico, vicino alla famosa università di Berkeley, è stato trasformato e riadattato in loft privati e spazi comuni da un un gruppo di residenti americani e da alcuni ricercatori giapponesi
http://www.emeryville-cohousing.org/

Pinakarri Community – Hamilton Hill- Australia
Il primo cohousing australiano, caratterizzato da una forte volontà di rispetto dell’ambiente.
Il progetto punta sulle forme di utilizzo dell’energia solare passiva, sullo sviluppo di coltivazioni in permacultura, sul compostaggio dei rifiuti, sull’utilizzo di energie rinnovabili.
http://www.pinakarri.org.au/

Gemeenschappelijk wonen project – Nieuwegein – Paesi Bassi
Nei Paesi Bassi, il più grande progetto di coabitazione: 190 persone, 26 case condivise (stanze in comune per studiare, lavorare, dormire) e 21 appartamenti, un ristorante, un negozio dell’usato, giardini e spazi per praticare degli sport, un pub aperto fino all’una di notte a cui possono accedere gli abitanti e i loro amici
http://www.gwwebsite.com/

Prima si dava per scontato il sostegno economico e sociale dai parenti, il senso di identità e di appartenenza ad una comunità, ma oggi si deve consapevolmente costruire tutto ciò. Le comunità di CoHousing sono una risposta contemporanea a ciò: offrono le case private con le loro cucine, soggiorni, camere da letto ecc, ma in più hanno dei servizi in comune, che sono progettati in modo da facilitare lo sviluppo del rapporto di amicizia e di comunità. C’è sempre il ‘common house’ – la casa comune – che comprende una ampia camera da pranzo, cucina, soggiorno, camere da riunione, biblioteca, salotto per la TV, laboratori e spazi per i ragazzi. Inoltre c’è spesso un orto comune, campi, un laghetto, lavatrici in comune, camere per gli ospiti e magari anche la co-proprietà di alcune macchine.
È innegabile il fascino che queste esperienze suscitano per le risposte a bisogni che tutti noi sempre più spesso percepiamo. Certo, il bisogno di condivisione potrebbe essere declassato a vizio o a capriccio, ma solo un cieco riuscirebbe a ignorare la crescente solitudine e difficoltà di cui tutte le fasce d’età soffrono costantemente. Uno dei primi psicologi che teorizzò un ordine dei bisogni secondo il quale alcuni bisogni vanno soddisfatti prima che nascano quelli del livello successivo fu Maslow nel 1954 che disegnò la Piramide dei Bisogni in cui i primari stanno alla base e sorreggono necessità di sicurezza, appartenenza, stima e realizzazione. Sicuramente lo studio e la promozione del CoHousing è un’ottima occasione per portare in superficie modelli di costruzione dell’identità sociale che danno per assodati fame e sete, ma che offrono cibo per la vita sociale, e soluzioni concrete a problemi reali.

Irene Cervasio

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...