servizi low cost una strada possibile…

Unità Operativa Ser.T. Centro-Levante

Riflessioni su alta qualità/low-cost

Pubblichiamo questa riflessione del dr.Giorgio Schappacasse presentata ad un seminario delle reti organizzata dall’associazione Progetto Persona

massima efficacia/sostenibilità/accessibilità

E’ oggi necessario e indispensabile fare delle riflessioni sulla sostenibilità delle nostre “organizzazioni” e sull’ impostazione delle politiche Sociali e Sanitarie nel loro complesso.

Riteniamo possibile promuovere e proporre “modelli” che consentano sia di migliorare la qualità sia di garantire un’attenzione ai costi (low-cost) per ottenere il massimo dell’efficacia e di sostenibilità nel tempo oltre che di accessibilità per tutti su tutto il territorio.

In modo ideale i punti di riferimento anche se ovviamente in campi diversi sono:

  • Da una parte le compagnie aeree low-cost che hanno saputo offrire un buon servizio, guadagnando e contenendo i costi. ( hanno saputo valorizzare al meglio i piccoli scali, eliminare il superfluo, valorizzare le capacità dell’utenza sia nella prenotazione che nella capacità di valutazione, utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione,…)
  • Da un’altra gli avanzamenti in ambito chirurgico: oggi è possibile effettuare interventi micro-invasivi più precisi, efficaci e realizzabili in regime ambulatoriale o con pochissimi giorni di degenza (va ricordato che se un chirurgo, oggi, operasse come 20 anni fa sarebbe passibile di denuncia).
  • E ancora le poli-terapie (co-terapie)  in campo oncologico e non solo (terapie antiretrovirali, ecc…) infatti permettono con una attenta e dosata associazione contemporanea di farmaci o di terapie di ottenere migliori risultati che non con una sola terapia a dosi massicce o con il semplice uso sequenziale degli stessi presidi terapeutici.

Notiamo che tutti gli esempi operano non sulla “luna” ma si sono sviluppati nell’attuale contesto sociale e organizzativo grazie ad una ricerca continua di migliori standard di qualità sia economici che clinici.

E’ possibile anche in campo socio-sanitario ottenere-rafforzare-costruire qualcosa di analogo?

Noi crediamo di si e in parte ciò sta gia accadendo senza che molti se ne accorgano ( o forse non hanno interesse ad accorgersene: interessi commerciale, professionali,…)

I cittadini in tutto il mondo stanno organizzandosi con nuove forme di Associazione,  (antesignani lo sono state le prime forme di assicurazione e i sindacati), a protezione dei propri interessi siano essi economici, di salute o di tutela ambientale.

Questo movimento, a saper guardare, è sotto gli occhi di tutti.

Oggi esistono associazioni che non esistevano 15/20 anni fa e che cominciano a farsi sentire e a incidere culturalmente ( comitati spontanei, associazioni utenti e famiglie, associazioni consumatori,…).

Questi movimenti vanno riconosciuti, ascoltati, difesi, valorizzati e aiutati a crescere e maturare.

In alcuni momenti possono essere o sembrare scomodi oppure velleitari ma sono i soli che possono contrastare e portare i correttivi necessari ad una distorta logica del mercato e ad un “professionismo” sempre più lontano dai reali bisogni della gente.

Questi “modelli” correttamente applicati rendono la cittadinanza più attiva, consapevole e protagonista dei propri interessi e percorsi di tutela al di là degli schieramenti politici che rimangono comunque punto di riferimento per  un corretto governo della “cosa pubblica”.

Sia la politica come i professionisti devono saper dialogare e confrontarsi (a volte ascoltare, a volte imparare, a volte indirizzare) con queste nuove realtà associative.

E’ necessario che tali movimenti maturino, si selezionino in base ai contenuti, alle coerenze etiche (carte etiche) e alla loro reale capacità di “attrazione” rispetto ai cittadini mantenendo la loro autonomia e indipendenza

Devono essere movimenti low-cost perché basati solo sull’interesse specifico degli stessi partecipanti e su questo devono calibrare la loro “mission”.

Solo cosi è possibile mantenere la “libertà”, “autonomia”, “coerenza d’azione” e “la garanzia etica” indispensabili a “durare”  nel tempo.

Devono essere auto-finanziati anche se possono ricevere piccoli contributi, trasparenti, da realtà a vocazione pubblica, per attività di tipo generale (es: sedi, sostegno per convegni culturali, sostegno ad attività di formazione ed informazione, ….)

Questo aspetto di “gratuità” è un aspetto importante del lavoro nelle e delle Associazioni di autotutela e promozione della salute e nasce dal riconoscimento e dalla consapevolezza che non c’è, in esse, chi dà e chi prende, ma uno scambio interattivo continuo, una cooperazione, una condivisione e una occasione di crescita e maturazione “utile a tutti”.

Questa “gratuità” che è una assunzione di “responsabilità” (no-delega) rappresenta un “fattore terapeutico” fondamentale.

A questo filone di riflessione si aggancia anche la  ricerca, sviluppo e applicazione sempre più convinto delle “co-terapie” che vede nella capacità di saper coordinare in modo coerente elementi di trattamento diversi al servizio di un percorso più efficace, meno invasivo e il più possibile rispettoso delle risorse sia dell’utente che del sistema.

In quest’ottica vanno valorizzate, quindi, in primo luogo le risorse degli individui, delle loro famiglie e il contributo delle loro libere Associazioni. La prima co-terapia, infatti, sta nel modo in cui viene considerato e valorizzato  il cittadino/utente e la sua famiglia intesi e valorizzati come soggetti attivi, partecipi e responsabili portatori sia di  diritti che di doveri inalienabili.

Gli interessi economici, gli establishment professionali ( ma anche gli assetti  organizzativi tradizionali) sono “tiepidi” o in  “difficoltà”, per ora,  con questi movimenti per diverse ragioni (  novità? potere? scomodità?  pigrizia mentale? paura di verifiche e confronti?…).

Ma, questo, è un movimento globale, in un certo senso riteniamo inarrestabile (anche se deve arrivare a completa maturazione) e, anche se per ora presente solo a macchia di leopardo nei diversi piani sociali e territoriali, rappresenterà, pensiamo, nel prossimo futuro un elemento qualificante per misurare anche la qualità del “lavoro” dei Servizi.

Una risorsa importante, (oltre che la fondamentale partecipazione dei diretti interessati ) verso  lo sviluppo di un vero “sistema low-cost” potrebbe essere rappresentato anche da chi, avendo maturato esperienze professionali e di vita,  voglia mantenere un impegno “attivo” al di là della  “pensione” per contribuire allo sviluppo a alla crescita della nostra società. Queste sono risorse preziose, ora spesso “disperse”.

Si potrebbe pensare ad “scuole” specifiche che sappiano indirizzare e valorizzare questo “patrimonio” al servizio di tutti. Queste scuole dovrebbero proporsi di rimettere in “gioco” queste esperienze non più in una logica di “mercato” ma di “promozione e protezione della salute fisica, psichica, sociale e ambientale collegandosi ai più vasti “movimenti” europei e internazionali.

Queste “forze”, oggi “disperse”, hanno tre beni preziosi: tempo, esperienza e, ci auguriamo, sufficiente indipendenza economica e possono (devono) rappresentare un motore sociale fondamentale.

Già oggi rappresentano quella rete informale che di fatto permette al nostro Paese di reggere momenti difficili (senza queste forze “nascoste” questi diventerebbero insostenibili da vari punti di vista).

Queste “forze” vanno “svelate” e aiutate a trovare sbocchi organizzativi “liberi”, “etici”, “motivanti”, “collegati al contesto” e al loro bagaglio esperienziale o di motivazione.

Ricordiamo che sono proprio le tre risorse fondamentali (tempo, esperienza e, ci auguriamo, sufficiente indipendenza economica) a non permettere una facile “manipolazione” organizzativa. Solo  progetti “credibili” (anche da un punto di vista etico) hanno la possibilità, infatti, di coinvolgere questa fascia di popolazione in modo duraturo e significativo nel tempo.

“Rimettersi in gioco” sarebbe poi, di per se, una vera e propria terapia rispetto alla “solitudine” o ai problemi correlati al “disimpegno” (un segnale di questi problemi è il forte aumento dell’uso di psicofarmaci nella popolazione in generale, l’allentamento dei vincoli di solidarietà sia famigliari che sociali, la “crisi” dell’etica e della spiritualità, ….).

Dobbiamo con “forza”, tutti, porci la domanda : che società consegniamo ai nostri giovani e alle generazioni future ???  Abbiamo dei “doveri” in questa direzione ?? Chi ha maturato “esperienze” cosa …trasmette?? In che modo…?

Nel settore delle Dipendenze rispetto ad organizzazioni low-cost abbiamo esempi importanti sia su un piano Nazionale che Internazionale (Club Alcolisti in Trattamento, Alcolisti Anonimi e sistema dei 12 Passi) ormai consolidati negli anni. Queste Organizzazioni possono rappresentare un modello culturale “concreto” di riferimento e di formazione anche per la ricerca in altri settori oppure rappresentare un utile momento di confronto, condivisione e crescita reciproca.

Tali modelli andrebbero “studiati”, “valorizzati e dovrebbero rappresentare un importante punto di riferimento etico-professionale-organizzativo.

Garantiscono infatti:

  • Sostenibilità dei percorsi (non costano alle persone e al sistema)
  • Continuità di trattamento su un piano Nazionale ed Internazionale (facendo riferimento ad un “metodo” puoi frequentare, se e quando necessario, anche in altre città o paesi).
  • Confronto metodologico e professionale con altre realtà nazionali ed europee

Vanno “impegnati” i Professionisti e le Organizzazioni ( pubbliche e del privato sociale) a lavorare nella direzione della cooperazione con …e per lo sviluppo di …tali realtà al fine di costruire un nuovo modo di lavorare che sappia implementare le risorse degli utenti, delle famiglie e dei nostri territori.

In questo modo si da un significato “vero” al concetto di cittadinanza attiva e co-partecipe e si supera quella “sterile” logica assistenziale che rimanda a superiori/inferiori, capaci/incapaci piuttosto che a  diritti/doveri, collaborazione/cooperazione tra diversi ma pari.

Confronti e scambi con realtà italiane o estere che abbiano realizzato, almeno in parte, tali modelli di sviluppo sarebbero estremamente utili e formativi, perché sapere che è….possibile rappresenta un importante fattore di stimolo per tutti.

Domande “critiche” a cui è necessario dare risposta:

Cosa viene insegnato nelle nostre Scuole ed Università ?

  • Cosa “insegnano”  le nostre “organizzazione” sociali e sanitarie?
  • Cosa insegnano i “professionisti”?
  • Cosa insegnano i “mass-media”?
  • Quali “direzioni” vogliamo dare al “nostro” impegno?

Non crediamo sia tanto un problema di risorse economiche quanto di mentalità, di “etica” e di capacità di trovare e promuovere soluzioni “semplici” e proprio per questo innovative, di promuovere la cooperazione proprio con l’utenza e le famiglie oltre che tra le diverse realtà professionali.( abbiamo sempre in mente le compagnie aeree low-cost che hanno saputo valorizzare i piccoli scali, eliminare il superfluo, valorizzare le capacità dell’utenza sia nella prenotazione che nelle valutazioni, utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione,…)

Ribadiamo come sia fondamentale  valorizzare, sempre, il coinvolgimento consapevole e la co-partecipazione delle persone e delle famiglie ai percorsi di cura e trattamento

Questa impostazione hight-quality/low-cost rappresenta, secondo noi, la vera sfida per gli anni a venire per tutto il sistema del welfare per mantenere l’impegno a garantire la salute per tutti anche oggi.

Speriamo di “trovare” sempre più compagni di strada, ognuno nei suoi campi e nel proprio territorio, in questa direzione di ricerca e confronto di “buone prassi” che sappiano porre al centro la stretta e costante cooperazione tra l’utenza, le famiglie, le loro autonome Associazioni territoriali e i Servizi.

Dott. Giorgio Schiappacasse

Direttore U.O. Ser.T. Centro-Levante


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